
Quella volta che non ho fatto l’ingegnere (ma quasi)
Federica Brambilla, Records manager and Archivist, Socia AICHeM SR 0013
28/01/2026
Mio padre, cresciuto come me tra le industrie della Brianza, mi ha sempre detto che avrei dovuto fare l’ingegnere. Per lui, al momento di scegliere la scuola, la strada era chiara come disegno tecnico in scala 1:1: un bel corso al Politecnico e poi via, a occuparmi di impianti, macchinari e aziende incastonate tra le colline briantee.
Come quasi tutti i giovani, però, ho deciso di non seguire il percorso che lui aveva immaginato per me (non che poi avesse così torto sull’attitudine, vista la mia indole). Ho preferito seguire la mia passione per la storia, quella che mi accompagna da sempre e che ha saputo convivere con il mio amore per il mondo dell’imprenditoria.
Ho iniziato così a lavorare per unire queste due anime apparentemente lontane: da un lato la storica che si emoziona davanti a un archivio, dall’altro la brianzola doc che di fronte ad un bilancio aziendale si sente quasi a casa. Il risultato? Un mestiere che consiste nel salvaguardare, studiare e ricostruire il passato e la storia delle aziende, cercando di dare un senso a faldoni, fotografie, prototipi e memorie che spesso nemmeno le aziende stesse ricordano di avere.
Un lavoro che, detto così, sembra romantico e un po’ vintage. Peccato che oggi il Corporate Heritage sia tutt’altro che un rifugio per nostalgici: tra digitalizzazioni, piattaforme che cambiano più in fretta delle mode e archivi nati direttamente in formato digitale (e quindi a rischio estinzione prima ancora di diventare “storici”), la sfida assomiglia più a una missione da ingegnere che a un passatempo da storica.
E così eccomi qui: non tra bulloni e calcoli strutturali, ma tra archivi, memorie aziendali e racconti d’impresa. Un lavoro che, detto tra noi, mio padre ancora fatica a spiegare agli amici. “Fa… storia nelle aziende”, dice. E sorride, come se fosse una cosa da niente.
Perché è facile pensare all’Heritage come a un mondo fatto di oggetti, fotografie ingiallite e documenti rilegati. Ma oggi la vera impresa è pianificare la salvaguardia di ciò che costituirà l’Heritage del futuro: file che cambiano formato ogni tre anni, server che invecchiano più in fretta dei faldoni, piattaforme che nascono e muoiono alla velocità di un trend su TikTok.
Altro che restaurare un vecchio manifesto: qui bisogna prevedere come conservare una newsletter del 2024 in modo che sia leggibile anche nel 2084, quando forse i computer saranno ologrammi e i mouse un reperto da museo.
Alla fine, mi ritrovo davvero a fare un po’ l’ingegnere. Solo che invece di progettare ponti, progetto ponti tra passato e futuro. E invece di controllare impianti, controllo che la memoria aziendale non finisca nel dimenticatoio digitale.
Sempre di progettazione si tratta, solo con un po’ più di storytelling e un po’ meno di chiavi inglesi.
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