
Fabrizio Trisoglio, Responsabile scientifico di Fondazione AEM, Socio AICHeM SR 0010
Una sfida per il CHM: i tempi dell'impresa
Responsabile scientifico di Fondazione AEM, Socio AICHeM SR 0010
16/01/2026
Spesso quando si ammira un museo d’impresa o si visitano archivi storici aziendali non si pone in maniera attenta lo sguardo sui lunghi processi che ne hanno negli anni consentito la progettazione o il recupero, ancor meno al ruolo di chi, spesso dietro le quinte, in veste di curatore, conservatore, archivista o studioso, ne ha forgiato e reso possibile l’intero percorso di valorizzazione.
Un Corporate Heritage Manager deve infatti ben conoscere i patrimoni, tutelarli, farli dialogare e renderli accessibili a pubblici diversi, ma soprattutto saper comprendere i “tempi dell’impresa”, in modo da cogliere le opportunità e creare ogni volta le condizioni utili per pensare a nuove progettualità che sappiano dare risultati concreti nel breve e lungo periodo.
Per quello che riguarda il mio percorso, da umanista (storico dell’arte, del patrimonio industriale in particolare) è stato fondamentale apprendere, prima da ricercatore e poi da responsabile, come le attività di ogni progetto debbano essere parte di un disegno molto più ampio, e l’ambiente specifico di una fondazione d’impresa e l’obiettivo sfidante iniziale delle celebrazioni per i cento anni di AEM è stato un terreno assai fertile per poter apprendere, discernere e far combaciare obiettivi aziendali e progetti culturali di tutela e valorizzazione.
Nel momento in cui sono terminate le numerose iniziative per il centenario, ed è scemata l’attenzione aziendale su questi temi, in quel preciso momento (coinciso anche con la mia nomina a responsabile scientifico della Fondazione) ho avuto la possibilità di riplasmare l’immenso patrimonio culturale ereditato dall’ente, che già da ricercatore avevo esaminato in ogni suo aspetto, attraverso pluriennali progetti di studio, recupero, catalogazione e digitalizzazione. Ho contribuito così in pochi anni a rendere disponibile e fruibile l’intero patrimonio storico documentale, fotografico, e l’ampio archivio filmico (più di 500 unità pellicolari e 500 audiovisivi digitalizzati in oltre 12 anni di lavoro), pubblicando volumi e realizzando mostre annuali interdisciplinari, con temi sempre più sfidanti e attuali (dalle questioni di genere e sfide della sostenibilità, alle trasformazioni della città), presentato costantemente i risultati ottenuti. Questo è stato reso possibile anche dalla lungimiranza di chi presiede e ha gestito da anni la Fondazione, che ha dato fiducia in primis alla figura del Corporate Heritage Manager, ai processi da lui consigliati, così come al piano di risorse da investire (a volte anche consistenti e su base pluriennale), ben consapevole del valore che si stava accumulando in termini di conoscenza, relazioni e reputazione scientifica.
Quando nel 2022, al termine della pandemia, per volontà dei vertici il Gruppo A2A ha costituito una Direzione Heritage e riconosciuto l’ampio lavoro svolto dalla Fondazione, esprimendo il desiderio di costruire un museo d’impresa che racchiudesse l’insieme di valori, patrimoni e conoscenze del Gruppo, questo era di fatto già pronto. Bisognava solo dare una forma estetica a un patrimonio museale che negli anni si è costruito pezzo per pezzo, senza alcuna fretta e con alle spalle una metodica programmazione.
Come per la parte fisica, anche per il digitale il processo è stato il medesimo, tanto da avviare virtuosamente il progetto di un portale degli Archivi Storici AEM poco prima della paralisi mondiale data dal COVID, permettendo anche in questo caso la realizzazione di una aggiornata piattaforma online per la catalogazione interna e messa a disposizione a un più ampio pubblico di gran parte del patrimonio digitalizzato, oggi integrato sia nell’AEMuseum, sia nelle costanti attività di comunicazione della Fondazione.
In questo processo dirigenti d’impresa, archivisti, informatici e storici, coordinati e supportati dal Corporate Heritage Manager, sono stati tutti chiamati a dare il proprio contributo, trovando nel dialogo delle proprie competenze una via per raggiungere un obiettivo comune e creare una progettualità culturale che risultasse coerente in tutte le parti.
Non si può prevedere il futuro ma saper leggere attentamente tra le righe il presente, con competenza, responsabilità e intraprendenza, ci può aiutare a cogliere qualsiasi frutto, dalle necessità più stringenti ai lavori di più ampio respiro, magari anche solo sognati. Perché lavorare e investire sulla memoria d’impresa non è solo un dovere e un piacere, ma è anche un ottimo affare.
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